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Capitolo Cinque. La fine dell'antico regime: il ruolo della cultura.

Paragrafo 1 . L'uomo soggetto, oggetto e fine del sapere.


La   transizione  dall'antico  regime  all'et  contemporanea  fu   il
risultato di un lungo processo, che, nel corso della seconda met  del
Settecento,   venne   accelerato  e  portato   a   maturazione.   Tale
accelerazione,  che  produsse trasformazioni cos profonde  da  essere
considerate  rivoluzionarie, fu il risultato di numerosi  fattori.  Un
ruolo  centrale,  sotto certi aspetti propulsivo, venne  svolto  dalla
diffusione  di  un  nuovo movimento culturale: l'Illuminismo.  Fondato
sull'uso  critico, "illuminante", della ragione umana in ogni  settore
della  vita  intellettuale, politica e sociale, esso infatti  si  pose
espressamente  il  fine  di  incidere in maniera  diretta  sull'azione
politica,  sul  sistema economico e su ogni altro campo  dell'attivit
umana.
     Nella  Enciclopedia  (Encyclopdie ou dictionnaire  raisonn  des
sciences,  des arts e des mtiers), la pubblicazione pi significativa
di  tutto  il movimento (vedi paragrafo 6), uno dei suoi ideatori,  il
filosofo francese Denis Diderot, sostiene la necessit di porre l'uomo
al  centro  di  tutta l'opera. Dopo aver affermato che  l'universo  ci
offre   un   numero  infinito  di  esseri  particolari  apparentemente
disordinati, egli sostiene con passione che solo l'uomo    capace  di
dargli  ordine  e  senso: "Occorre soprattutto non  perdere  di  vista
questa  considerazione: se si bandisce l'uomo -  l'essere  pensante  e
contemplante - dalla superficie della terra, lo spettacolo  sublime  e
commovente  della  natura  non  pi che  una  scena  triste  e  muta;
l'universo tace,  invaso dal silenzio e dalla notte. Tutto si muta in
una  gran  solitudine, ove i fenomeni, inosservati, si  susseguono  in
modo oscuro e sordo. Soltanto la presenza dell'uomo rende interessante
l'esistenza degli esseri: qual proposito pu essere migliore, per  chi
voglia  far  la  storia  di  questi esseri, che  l'accettare  siffatta
considerazione? Perch non introdurre l'uomo nell'opera  nostra,  allo
stesso  posto  che occupa nell'universo? Perch non  farne  un  centro
comune? V' forse nell'infinito spazio
     
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     qualche  altro punto dal quale si possano tracciare, con  maggior
profitto, le linee immense che ci proponiamo di estendere a tutti  gli
altri  punti? Qual viva e dolce reazione ne scaturir, da parte  degli
esseri verso l'uomo, e da parte dell'uomo verso gli esseri!".
     Da  tali  considerazioni a proposito della  centralit  dell'uomo
nell'universo discendono conclusioni di grande rilievo  sul  metodo  e
sugli  obiettivi  dell'attivit culturale:  "Questo,  appunto,  ci  ha
indotti  a  fondare sulle principali facolt dell'uomo  la  partizione
generale  sulla quale abbiamo modellato l'opera nostra. Si segua  pure
la  strada che parr pi adatta, purch non si sostituisca all'uomo un
essere muto, insensibile e freddo. L'uomo  il termine unico dal quale
occorre  partire  e  al quale occorre far capo, se  si  vuol  piacere,
interessare, commuovere, perfino nelle considerazioni pi aride e  nei
particolari  pi  secchi. A parte la mia esistenza e la  felicit  dei
miei simili, che me ne importa del resto della natura?".
     Porre l'uomo al centro dell'universo significava dunque non  solo
considerarlo soggetto ed oggetto, ma anche fine del sapere; questo, in
sostanza,  doveva essere funzionale ai bisogni dell'uomo e tendere  al
raggiungimento della sua felicit.
     Secondo    gli    illuministi,   un   ruolo   fondamentale    per
l'acquisizione  delle  conoscenze  utili  al  conseguimento  di   tale
obiettivo  era  svolto dall'esperienza; essi ritenevano  infatti  che,
partendo da essa, la ragione umana formulasse le idee e i princpi, la
cui   validit   sarebbe   stata   poi   verificata   attraverso    la
sperimentazione sul reale.
     Questo metodo razionale-sperimentale aveva le sue premesse in  un
dibattito  sul problema della conoscenza, che a partire  dal  Seicento
aveva avuto come protagonisti importanti filosofi e scienziati di vari
paesi  europei.  Il  pensiero razionalistico, i cui massimi  esponenti
erano  stati il francese Ren Descartes (1596-1650), l'olandese Baruch
Spinoza  (1632-1677)  e  il tedesco Gottfried Wilhelm  Leibniz  (1646-
1716),  aveva  posto  la ragione alla base di ogni  conoscenza  umana.
L'empirismo, iniziato dal filosofo inglese Francis Bacon (1561-1626) e
organicamente sviluppato da John Locke (1632-1704), aveva  individuato
nell'esperienza la fonte e il criterio di validit di  ogni  forma  di
sapere.  Parallelamente  al  dibattito  filosofico  era  proceduta  la
ricerca  scientifica. Dopo le scoperte di Galilei  e  di  Keplero,  un
passo  decisivo  era  stato  compiuto  da  Isaac  Newton  (1642-1727),
importante  non  solo per la scoperta del fenomeno della  gravitazione
universale,  ma  anche  per  aver fondato  il  suo  metodo  d'indagine
sull'osservazione  diretta del mondo naturale, svincolata  da  ipotesi
metafisiche e affidata esclusivamente all'uso della ragione.
     Ormai  in  piena  atmosfera illuministica, il  filosofo  sensista
francese   tienne   Bonnot  de  Condillac  (1715-1790),   influenzato
dall'empirismo  di Locke, attribu all'esperienza sensibile  l'origine
di  tutte le conoscenze umane, comprese quelle di natura intellettiva.
Pi  o  meno contemporaneamente il filosofo scozzese David Hume (1711-
1776)  arriv  ad  affermare  che ci che  l'uomo  conosce  sono  solo
sensazioni, non le cose stesse, la cui vera essenza non  conoscibile.
